Negli ultimi anni si è creata una certa confusione tra il vecchio progetto GAREC e l’attuale struttura EMCOMM della IARU. Ecco una guida chiara e aggiornata sulle frequenze e sulle procedure realmente operative oggi.
L’EMCOMM (Emergency Communications) è il settore ufficiale della International Amateur Radio Union (IARU) dedicato alle comunicazioni radioamatoriali di emergenza.
Il GAREC (Global Amateur Radio Emergency Communications Conference) non è più attivo. Le conferenze si sono svolte dal 2005 al 2014 (ultima edizione negli Stati Uniti). Il GAREC 2015 fu cancellato e da allora non sono più state organizzate edizioni ufficiali. Oggi sopravvive solo come riferimento storico.
Al suo posto opera pienamente l’EMCOMM IARU, con coordinatori nazionali, procedure aggiornate, linee guida operative ed esercitazioni internazionali (GlobalSET).
In IARU Region 1 (Europa, Africa e Medio Oriente) il coordinatore EMCOMM sembra essere ancora Greg Mossop, G0DUB.
La pagina ufficiale IARU Region 1 “Emergency Communications Frequencies”, aggiornata al 2 gennaio 2026, riporta i seguenti centri di attività (non sono frequenze esclusive):
| Banda | Frequenza |
|---|---|
| 80 metri | 3760 kHz |
| 40 metri | 7110 kHz |
| 20 metri | 14300 kHz |
| 17 metri | 18160 kHz |
| 15 metri | 21360 kHz |
Note importanti:
L’Italia non compare nell’elenco ufficiale IARU Region 1 perché solo i Paesi che hanno autorizzato la pubblicazione delle proprie frequenze HF sono inseriti.
Questo, spero, non significa esclusione: l’ARI continua a rappresentare regolarmente l’Italia nella IARU e il nostro Alberto Barbera, è parte sempre attiva di EMCOMM. In mancanza della pubblicazione delle frequenze italiane, rimangono comunque valide come riferimento storico-operativo le frequenze utilizzate durante il terremoto del Centro Italia del 2016:
Le comunicazioni di emergenza radioamatoriali sono molto cambiate. Oggi il modello si basa su interoperabilità e sistemi multi-tecnologia:
La IARU parla ormai esplicitamente di “Emergency Telecommunications”, sottolineando resilienza e capacità di operare anche quando le infrastrutture tradizionali crollano.
Tenere monitorate le frequenze internazionali di centro attività e conoscere le frequenze nazionali di riferimento rimane importante, ma la vera efficacia operativa dipende dalla preparazione su sistemi digitali e reti ibride.
links utili:
National Co-Ordinators (elenco coordinatori nazionali, fra i quali spicca uno dei fondatori di R.N.R.E. IK1YLO – Alberto Barbera) → https://www.iaru-r1.org/about-us/committees-and-working-groups/emcomm/national-co-ordinators/
Emergency Operating Procedures → https://www.iaru-r1.org/about-us/committees-and-working-groups/emcomm/emergency-operating-procedures/
Per comprendere meglio la nascita e la dipartita del GAREC e l’evoluzione moderna delle comunicazioni di emergenza, abbiamo raccolto la testimonianza di Alberto Barbera, tra i protagonisti italiani dalla fase iniziale del progetto internazionale.
Barbera ci spiega com’è nato il GAREC:
“Nella mia qualità, all’epoca, di vicepresidente nazionale e responsabile del settore radio emergenze dell’ARI partecipai in Finlandia alla nascita del GAREC, fortemente voluto dalle Nazioni Unite a seguito di diversi eventi emergenziali.”
Il riferimento è all’Accordo di Tampere, trattato internazionale promosso dall’ONU per facilitare l’utilizzo delle telecomunicazioni durante le emergenze internazionali.
“Con l’Accordo di Tampere, nel 1998, prosegue Barbera, i Governi avevano cercato di risolvere un problema che si verificava ogni volta durante una calamità: l’impossibilità per i soccorsi di utilizzare le proprie frequenze radio nel paese dell’emergenza in cui si interveniva, bisognava trovare uno standard.”
Secondo Barbera, fu proprio questo scenario a favorire la nascita del GAREC:
“Visto che i radioamatori risultavano essere una delle componenti operative nelle situazioni emergenziali, nacque il G.A.R.E.C. nel 2005 sempre a Tampere.”
Nella fase iniziale, spiega, il progetto era composto principalmente dalle associazioni nazionali radioamatoriali aderenti alla IARU:
“Nella prima fase di nascita il GAREC era composto dalle associazioni nazionali dei radioamatori.”
Successivamente il modello cambiò profondamente:
“Negli anni seguenti questo dettame scomparve, perché nella gran parte dei Paesi le associazioni nazionali di radioamatori, si occupavano sempre meno delle radio emergenze ed erano nate strutture parallele.”
In Italia, racconta Barbera, questa evoluzione portò alla nascita del RNRE:
“In Italia fondai appunto RNRE.”
Un altro passaggio centrale riguarda il terremoto dell’Aquila del 2009.
Secondo Barbera, in quel momento mancava una rappresentanza operativa italiana riconosciuta a livello internazionale:
“Nel 2009 ero già fuori da ARI ed avvenne il terremoto dell’Aquila. Vista l’assenza a livello internazionale dell’ARI e vista la mia notorietà nei vari Paesi, mi venne richiesto ufficialmente di prendere il posto di referente nazionale per l’Italia.”
Da quel momento iniziò un’intensa attività internazionale:
“Accettai ed iniziai dall’Aquila a riferire la situazione esistente per la BBC e per gli USA.”
Barbera racconta inoltre di aver partecipato successivamente a numerosi incontri mondiali dedicati alle comunicazioni di emergenza:
“Partecipai da quel momento a tutti i convegni mondiali in tale veste: Tokyo, Zurigo, Dayton, in Polonia come invitato a riferire al Senato insieme a Greg Mossop, coordinatore ancora oggi della Regione 1.”
La sua ricostruzione storica sarebbe riportata anche nel volume da lui dedicato alle radiocomunicazioni di emergenza:
“Questa è la situazione storica, riportata fedelmente nel libro che scrissi sulle Radiocomunicazioni in Emergenza, la cui presentazione ufficiale fu fatta dal Dipartimento della Protezione Civile e dal Ministero PTT.”
Infine Barbera evidenzia quello che considera il vero cambiamento epocale del settore:
“Ormai non si parla più di radiocomunicazioni ma di comunicazioni in emergenza. Non di frequenze per radioamatori, ma soprattutto civili ed assegnate in modo specifico.”
Una trasformazione che, secondo lui, anticipò l’attuale modello EMCOMM internazionale:
“È una battaglia che porto avanti dal 2009 nei vari convegni e che si è dimostrata vincente.”
Di fatto, a quanto sembra da questa testimonianza, si spiegherebbe il motivo per il quale ad oggi non si sono ancora comunicate alla IARU, le frequenze di emergenza italiane.
73 de IZ0RIN